Il mio amico è felice..allora lo son pure io.

Amico mio come ce ne sono tanti, ma lui è uno e come lui non c’è nessuno.

Timido e introverso con le ragazze, preferiva confidarsi coi suoi amici:

-Vorrei girare il mondo- diceva.

Un giorno prese la palla al balzo,  andarono tutti insieme in Olanda, ma in vacanza.

A Lui non pare vero, un paese così libero, dove ognuno può esprimere la propia personalità senza stupidi pregiudizi!

Tornò a casa ma la testa no. Sognava di tornare, in Olanda, non più per una breve gita, ma per sempre.

Incominciò a mettere da parte i risparmi, e così un anno dopo era pronto per partire, il sogno si stava avverando.

Si ritrovò così,  solo, in un mondo praticamente sconosciuto, non era più con la sicura compagnia, degli amici, e un po’ ne era spaventato.

Ma quando sei con l’acqua alla gola, impari a nuotare” era il suo motto, un bel respirone e via, incomincia l’avventura.

Trovò quasi subito un lavoro come lavapiatti in un ristorante italiano, e nei momenti liberi girava per fare nuove amicizie. Non era facile, ma a lui piaceva vivere li, al punto che una sera in preda ai fumi dell’alcool stracciò i suoi documenti, per non tornare più.

Ma a casa cerano rimasti i suoi genitori. Lui è figlio unico, e si sa, se tutti gli altri sono figli del mondo, i figli unici no. (parola di figlia unica).

Chi è figlio unico ha il sacrosanto dovere di essere il bastone della vecchiaia. Un figlio unico, ripone in se le speranze dei propi genitori, assolutamente non può deluderli, figuriamoci allontanarsi da casa, per andare chissàdove a fare chissàcosa.

Così si mobilita la parentela intera, per andare a riacciuffare il cugino ribelle. Lo trovano e lo convincono a ritornare, dicendo che i suoi sono tremendamente addolorati, non riescono più a vivere senza di lui, e gli stanno costruendo una casa nuova troppo grande per loro soli.

Con l’animo appesantito dai rimorsi, a malincuore  lascia l’Olanda, i suoi cugini sono riusciti anche a rimediare sui documenti che lui aveva stracciato con dei duplicati, un paio di settimane più tardi, girava in bici con l’aria triste. Fu così che l’ho vidi per la prima volta.

 

*****

L’estate cominciava a fare capolino, io uscivo da una relazione un po’ stantia, e anche la Ludo’ non se la passava tanto bene a ragazzi,  nonostante tutto eravamo in forma e molto speranzose, volevamo far le mangiatrici di uomini.

Si ma da dove cominciare? Secondo la mia amica bisognava andare sul sicuro, così entrammo nel bar frequentato dai suoi cugini, male che andava, potevamo sempre rimediare un passaggio, per uscire dal paese.

Ci ritrovammo in una nuvola di fumo, la nebbia, avvolgeva ogni cosa….Ma non era estate? Si! Fuori però, dentro era come stare, in brughiera a novembre, ma almeno faceva caldo, ci facemmo largo tra gli avventori per cercare i cugini, erano tutti vicino al bancone, (lei ha molti cugini), Moro ci vide e sorpreso chiese come mai li noi, così per benino?

Mah passavamo— rispose Ludo mantenedosi sul vago.

Io intanto davo un occhiata in giro, l’attenzione ricadde su una cascata di boccoli castanochiari, perfetti ma così perfetti che sembravano quelli di un bambino, d’istinto allungai la mano e ci infilai dentro un dito, il padrone dei boccoli, si girò di scatto, scostando la testa, credeva fosse uno scherzo dei suoi amici, fu sorpreso che non era così.

–Scusa, non volevo farti male, ma i tuoi capelli sono così belli, come fai a farteli?

–Lui, mi guardò diffidente, ma dolcemente rispose:

–Li lascio asciugare da soli.

Ma tu guarda certe fortune! Io posso perderci giornate intere a pettinarmi e i miei capelli faranno sempre schifo….

–Mi colpì in pieno quella dolcezza nella sua voce, era un amico dei cugini,era colu che mii avrebbe rapito il cuore, (solo il mio però nel senso che io non rapii mai il suo)!

Fu così che lo conobbi,  sempre gentile, sempre riservato….e  costantemente triste.

Si vedeva lontano un miglio che  qualcosa non andava, era come avesse dentro un male di vivere,se la compagnia decideva di andare da qualche parte lui cortesemente salutava, ma non li seguiva, mai, se ne stava li aggrappato al bancone del bar fino all’utima birra, smetteva solo quando non ce la faceva più allora barcollando se ne andava a casa, a volte ce lo portavno di peso.

Dicamolo pure ispirava quel moto chiamato “sindrome della crocesrossina“, che insito in ogni ragazzina, e ne io e ne la Ludo facevamo eccezzione.

La nostra era una gara a che lo consolava meglio, cercavamo di dissuaderlo nel bere, lo coccolavamo in tutte le maniere possibili, ma, era come andare contro un muro di gomma.

Lui ovviamente ne era compiaciuto di questo, ma non riusciva ad uscire da quella tristezza atavica, cronica!

Chiedevamo, delle sue avventure in Olanda, ma niente, nessuno sapeva, molti nicchiavano, e lui non diceva….

Ciondolava, da un bar all’altro, come se il suo destino fosse quello, quasi rassegnato!

Gli anni intanto passavano e non cera verso di farlo uscire da quel guscio, dove ovviamente si sentiva protetto.

Una volta mi accorsi che era più disperato del solito, era molto dimagrito, occhiaie nere solcavano il suo bel volto, mi avvicinai quasi con timore, avevo quasi paura di violare il suo mondo:

–Hei, cosa cè che non va? — Mi guarda, con gli occhi annebbiati, ma non risponde.

–Stai male?,–insisto,  annuisce.

–Ti posso aiutare?– sempre senza parlare, chiude gli occhi e fa no col capo.

–Mi spiace…–dico con un nodo allo stomaco, fa spallucce, e si volta.

Una settimana dopo eravamo tutti al funerale di sua madre e io mi sentii una merda perchè quella sera non ero riuscita nemmeno ad abbracciarlo, colpa del mio caratteraccio chiuso e timido ahimè.

Piano piano le sue uscite cominciavano a diradarsi, se ne stava sempre di più in casa con suo padre e la nonna dove evidentemente si sentiva al sicuro.

 

I ben pensanti dicevano che era drogato alcolizzato e scuramente perso !

*************


Sono passati altri anni, se ne sono andati prima la nonna e poi anche suo papà, ma lui è ancora li, a casa sua, Perso nei suoi pensieri nei suoi dipinti, assieme a lui  vive un micio, che adora, ogni tanto lo vado a trovare oppure lo chiamo al telefono, per sentire ancora la sua bella voce calda, dolce e sempre gentile, non si lascia mai andare, non racconta mai niente, a nessuno.

Per me è sempre stato un’incognita, un mistero mai svelato,  ne sono sempre stata attratta, anche adesso che i suoi boccoli sono diventati una massa aggrovigliata, il suo bel viso nascosto dalla barba, ma lui c’è ancora, lo vedo quando è in cortile, le sue spalle, il suo modo di camminare di guardare, la sua voce….

Una volta che ero un po’ giù perchè avevo litigato con mio marito, gli ho telefonato per sfogarmi, ma lui con due giri di parole, mi ha fatto svanire la rabbia, che avevo, mi ha fatto capire, come la vedeva chi stava dall’altra parte, un filosofo!

Ultimamente, Riccio il panettiere è diventato suo amico intimo, quando ha tempo lo va a trovare, lui è lunico che riesce a farlo uscire dal suo piccolo mondo, con la scusa che ha bisogno di una mano per fare dei lavoretti, allora lo fa salire sul suo Pk, una volta li ho incontrati e l’ho visto sorridere come non mi era mai capitato,  con lui sembrava felice!

A volte mi piace pensare che con Riccio, abbia finalmente dato sfogo alla sua personalità nascosta, quella che evidentemente gli è sempre stato imposto di nascondere, e che ora è libero di esprimere, si, a me piace pensare che sia così!

fine.

****

Sono passati ancora anni, questi post li avevo scritti tre anni fa quando lo avevo visto in giro con Riccio..

Ora ho avuto la conferma sono un coppia, vivono assieme,  ora esce di casa molto spesso, lo incontro in bici..


E’ Felice, lo si percepisce dal suo sguardo e lo sono anch’io per lui.


Il mio amico è felice..allora lo son pure io.ultima modifica: 2009-09-14T18:48:00+00:00da colorataebuffa
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